Settantaquattresima Conferenza del Traffico e della Circolazione ACI

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Settantaquattresima Conferenza del Traffico e della Circolazione ACI

Si è tenuta lo scorso martedì 26 novembre a Roma la settantaquattresima edizione della Conferenza del Traffico e Della Circolazione, organizzata dall’Automobile Club Italia, dal titolo “Obiettivo 2030 – Quali energie muoveranno l’automobile? Una sfida ambientale, economica e sociale”. Un prezioso momento di confronto per fare il punto sulle opportunità che mobilità elettrica può riservare al nostro paese.

I lavori della consueta Conferenza del Traffico e della Circolazione, tenutisi lo scorso martedì 26 novembre presso la Sala Assemblea dell’ACI, sono stati aperti dal presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, e dal presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile, Jean Todt, e hanno visto la presenza d’importanti nomi del panorama della mobilità nazionale, oltre al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro delle Infrastrutture Paola de Micheli.

Durante i lavori è stato presentato lo studio dal titolo “Per una transizione energetica eco-razionale della mobilità automobilistica”, realizzato dalla Fondazione Caracciolo in collaborazione con il Centro Studi dell’Automobile Club d’Italia, ENEA e il CNR-Dipartimento di Ingegneria, ICT e Tecnologie per l’Energia e i Trasporti. Dallo studio emerge come, secondo le previsioni attuali, l’Italia mancherà di 11 punti decimali l’obiettivo di ridurre entro il 2030 l’emissione di CO2. In particolare il settore automobilistico contribuirà all’emissione di gas serra per 54,5 milioni di tonnellate di CO2, a fronte delle 49 previste dall’obiettivo 2030. Per favorire la riduzione e “aggiustare il tiro” entra dunque in campo il settore elettrico, come ha dichiarato il presidente dell’ACI Damiani, secondo cui: “grazie alla costante evoluzione delle tecnologie, alla naturale crescita dell’elettrificazione dei veicoli e alle spontanee scelte del mercato, progressivamente e senza forzature, è possibile raggiungere una nuova mobilità sostenibile, che salvaguardi il diritto universale alla mobilità, specie nelle aree metropolitane, e garantisca un significativo miglioramento della qualità dell’aria e la tenuta del forte settore automotive italiano. La transizione eco-razionale della mobilità consentirà di raggiungere il contenimento delle emissioni di C02 su livelli prossimi agli obiettivi fissati dall’Europa al 2030. Un’ulteriore auspicabile accelerazione di questo percorso potrà arrivare dal sostegno a rottamare le vecchie auto da Euro 0 a 3, le più inquinanti, con auto più sicure e avanzate, quali, ovviamente, le ultimissime Euro 6d e come anche le recenti e più accessibili Euro 4 e Euro 5.”

Un percorso che, tuttavia, non appare così semplice, considerate due variabili che ricoprono un peso notevole nel processo di elettrificazione del parco auto nazionale: la prima considera l’impatto ambientale dell’intero ciclo vita dei mezzi elettrici. Calcolare dunque non solo l’assenza di emissione di particelle inquinanti ma anche l’impatto che ha la produzione, distribuzione, trasporto, uso e dismissione ei mezzi elettrici. Addirittura dallo studio emerge che “nella fase di produzione le auto elettriche emettono l’82% in più di CO2 di quelle termiche, per recuperare nella fase d’esercizio, arrivando a “pareggio emissivo” dopo circa 45.000 km”; tuttavia ” Con l’aumento delle percorrenze aumentano i vantaggi emissivi dell’auto elettrica: a 150.000 km l’auto elettrica produce emissioni di CO2 inferiori di almeno il 20% di un’autovettura termica.”

Un ulteriore “fattore frenante” potrebbe rivelarsi quello delle minori entrate per le casse dello Stato derivanti dal progressivo abbandono dei combustibili fossili. Si sa che il costo di ogni litro di benzina è in parte composto da accise e balzelli di varia natura che, soltanto nel 2018, queste tasse hanno fruttato all’erario qualcosa come 18,474 miliardi di euro. Una mancata entrata che ci auguriamo non rallenti questa tendenza e che, soprattutto, non vada a gravare sulle fasce più deboli del mercato che, ad oggi, possono contare su Ecobonus e incentivi regionali per l’acquisto – per alcune regioni a prezzi notevolmente calmierati – di un mezzo elettrico.

Per scaricare lo studio completo clicca qui

 

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