Avviato al MISE un confronto sulla tecnologia Vehicle to Grid

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Avviato al MISE un confronto sulla tecnologia Vehicle to Grid

Si è svolto al Ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 8 maggio un incontro tra Associazioni di categoria e case automobilistiche per disegnare una prima bozza di decreto che favorisca e regoli lo sviluppo della tecnologia Vehicle to Grid (V2G) nel nostro Paese.

Auto elettriche come vere e proprie “batterie su ruote”, che possano contribuire alla stabilizzazione della rete elettrica nazionale e dispensare, quando necessario, l’energia contenuta al loro interno. Di questo si è discusso, lo scorso mercoledì 8 maggio, al Ministero dello Sviluppo Economico a Roma, in un confronto tra Istituzioni, case automobilistiche e associazioni di categoria.

Questa tecnologia, chiamata Vehicle to Grid (V2G, letteralmente, dal veicolo alla rete) se adeguatamente normata, permetterebbe ai proprietari di veicoli elettrici non solo di ricevere e immagazzinare energia in fase di ricarica, ma anche di immettere nella rete nazionale l’elettricità contenuta all’interno della loro auto, in uno scambio bidirezionale rete-veicolo.
In altre parole, la normativa al vaglio del Ministero va nella direzione di consentire ai proprietari di auto elettriche di entrare nel Mercato di Dispacciamento di Energia Elettrica, lo strumento attraverso il quale Terna S.p.A. – il gestore nazionale della rete – si approvvigiona delle risorse necessarie alla gestione e al controllo del sistema. Ad oggi l’accesso a questo mercato è consentito solamente ai grandi produttori di energia.

In un paese dove fare rifornimento elettrico non è così semplice, pensare di contribuire alla rete elettrica nazionale con il proprio veicolo può far sorridere; tuttavia questa tecnologia e il relativo inquadramento normativo rappresentano tappe obbligate nel percorso di ammodernamento del parco auto elettrico nazionale per diverse ragioni.
A livello individuale, contribuire con il proprio mezzo al bilanciamento della rete elettrica significherebbe ricevere agevolazioni economiche dal gestore, dunque in un risparmio privato sui servizi di ricarica.

A livello aggregato su scala nazionale, l’incremento del numero di auto elettriche va nella direzione di avere su strada una crescente capacità di accumulo mobile (come una grande batteria scomposta in migliaia di parti). Terna soltanto nel 2016 ha speso due miliardi di euro nelle operazioni di bilanciamento della rete elettrica; l’accesso a questa enorme batteria mobile potrebbe limitare queste spese, con un risparmio nelle bollette di energia di tutti i cittadini.

Nonostante questa tecnologia sia già stata sperimentata in altri paesi – ad esempio, nel Regno Unito nel febbraio 2018 è stata lanciata una sperimentazione su strada con 1000 veicoli V2G Nissan, interamente finanziata dal governo britannico – restano ancora molte perplessità sugli effetti usuranti che il V2G potrebbe avere sulle batterie dei veicoli.
Su questo delicato argomento fanno da portavoce due scienziati dalla visione diametralmente opposta tra loro: critico è Matthieu Dubarry della University of Hawaii che, in uno studio condotto nel maggio 2017, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Power Source, ha dimostrato una perdita di vita utile delle batterie a causa del continuo carico-scarico di energia che può arrivare fino al 75%. Di tutt’altro segno l’analisi di Kotub Uddin dell’Università di Warwick, che sempre dopo uno studio condotto nel giugno del 2017 e pubblicato sulla rivista Energy, ha verificato che, le batterie al litio, se sottoutilizzate, soffrirebbero di un rapido deperimento. Secondo Uddin, il carico e scarico supplementare potrebbe migliorare la resa di queste batterie, aumentandone la vita utile addirittura del 10%.

Non ci resta che aspettare e vedere se, nel futuro prossimo, i produttori di batterie saranno in grado di controbattere ai ricercatori citati, assicurando adeguate prestazioni dei loro sistemi di accumulo.